Un piccolo assaggio…

Una parte del mio libro così per darvi un’idea

Photo by Boba Jovanovic on Unsplash

Tania e il suo dente… Partendo dal presupposto che i suoi denti erano mezzi marci perché fumava quella robaccia, la sera prima che il suo boss le facesse notare del dente mancante, in maniera pacata e senza offenderla, ella lo aveva perduto in un combattimento corpo a corpo con il suo ragazzo. Colui si chiamava Mario, era un ragazzo tranquillo con problemi di droga come lei. I due si frequentavano da più di anno oramai, compagni di grandi sventure, di problemi di soldi e a volte come questa di botte, botte forti. Tania di tanto in tano si ritrovava qualche livido, ormai ci aveva fatto quasi l’abitudine, ma un dente era la prima volta. L’assenza di esso era ben visibile nella sua bocca in quanto era uno di quelli centrali, nel conflitto non se ne accorse nemmeno, finché non vide il sangue uscire dalla sua bocca.

Cos’è la meth?

Dentatura di un dipendente da meth

Tania quella sera si svegliò verso le cinque del pomeriggio con un grande mal di testa e un occhio aperto ed uno chiuso. Si alzò barcollando, prese una pastiglia di antidolorifico dal comodino e andò a sistemarsi in bagno. Sarebbe poi dovuta andare a prendere suo figlio dalla madre, ma prima aveva bisogno di un paio di tiri, quando però aprì la scatolina nella quale teneva la droga, non ve ne trovò. Decise così prima di andare a prendere suo figlio, di passare da Mario e vedere se lui la poteva aiutare. Uscì e si mise in macchina verso casa sua. La strada era intasata per il traffico e si stava innervosendo, anche se il mal di testa se n’era andato, aveva bisogno di una dose nell’immediato, aveva dormito troppo tempo. Così un po’ presa dalla fretta e un po’ improvvisando, prese la corsia di emergenza e riuscì a passare il traffico sulla superstrada e ad arrivare a casa di Mario abbastanza velocemente. Suonò il campanello, una, due, tre volte ma nessuno rispose. Prese il cellulare e lo chiamò, lui rispose e le disse che era andato in città per rifornimenti e che sarebbe tornato a casa presto. Tania da una parte era contenta che le avrebbe portato quello che necessitava e dall’altra era irritata dal doverlo stare ad aspettare. Entrò in un bar nei paraggi, nel quale si bevve un paio di vodka martini e passò del tempo al telefono.

Mario arrivò dopo una mezzora con le tasche vuote. Il loro spacciatore di fiducia stava a secco e gli aveva detto che tutta la città era all’asciutto. Le cose non si mettevano bene per loro, decisero così di andare al supermercato a comprare una bottiglia di vodka e ubriacarsi per passare il tempo e allievare l’astinenza. Tania si scordò completamente del figlio e del lavoro a quel punto, la sera stessa infatti oltre a passare qualche ora con il figlio avrebbe dovuto anche lavorare alla mezzanotte. La notte invece la passò a casa del suo ragazzo ubriaca fradicia, affranta e innervosita dall’impotenza di trovare una dose. Chiamarono tutti i loro contatti e ricevettero da tutti la stessa risposta, fino domani niente. Finita l’ultima chiamata che Mario fece, sedettero l’uno accanto a l’altra sul letto, lui le passò la bottiglia di Vodka vuota, senza accorgersi che lo era. Tania vide che la bottiglia era vuota e la scagliò dall’altra parte della stanza frantumandola contro il muro. Mario la guardò e le disse: «Adesso pulisci!»

Lei lo guardò con un mezzo sorriso e gli disse: «Sei un povero imbecille! Prendi una donna filippina per pulire casa!»

Così lui andò nel ripostiglio prese la scopa e iniziò a pulire. Mario sarà stato anche un tossico, ma teneva la sua casa pulita e ordinata, ci teneva, diceva che rispecchiava l’anima, era una persona profonda. Tania, che profonda non era invece, si avvicinò, gli tolse la granata dalle mani e gli disse: «Dammi a me che pulisco io!» Dopo essersi impossessata della scopa, iniziò a colpire Mario con ferocia e cattiveria sulla testa e sulla schiena. Egli si coprì con le mani ma qualche bel colpo gli arrivò sulla testa e gli annebbiò la vista. Tania continuò finché la scopa non si ruppe in due mentre gli diceva: «Sei tu lo zerbino di merda!! Puliscimi il culo dopo stupido figlio di puttana! Non sei un uomo tu! Se lo eri mi aveva già portato una pietra grossa come una roccia, stupido frocio!»

Quando la scopa si ruppe, Mario si riprese e di tutta risposta fece partire un pugno che colpì la bocca di Tania facendole perdere il dente. Dente che mai fu trovato, né cercato perché il telefono squillò e la roba arrivò.

Il mio libro!

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