Un po’ di più a proposito di me…

Adolescenza


Photo by Ahmed Syed on Unsplash

Sono cresciuto nella provincia di Firenze, più esattamente nel Mugello dove ho fatto dalla prima elementare alle scuole superiori. Dalle medie fino alla quinta superiore la mia principale preoccupazione non era quella di studiare ma per lo più quella di uscire con gli amici. L’adolescenza per me è stata un turbinio di emozioni, belle e brutte, nelle quali mi conoscevo meglio giorno per giorno.

Le prime volte in discoteca di pomeriggio a ballare musica dance anni 90, le prime sbronze e qualche cotta.

Il motorino e i primi sprazzi di libertà, di libertà di movimento, di vento nei capelli, di sigarette e canne fumate di nascosto. Anche qualche ragazzina quando il vento era buono.

Poi la macchina altro grande step e altra grande e bella boccata d’aria. Firenze allora non sembrava più un posto tanto lontano. Tornare all’alba dopo serate a giro per posti che bo’… sì, davvero a pensarci adesso che bo’…

Le prime gite


Photo by Cynthia Magana on Unsplash

Le prime girate fuori porta a cominciare da Rimini d’estate, le discoteche, amori estivi, birra e vino come non ci fosse un domani e tante risate con amici con i quali sono cresciuto e che sarà difficile ritrovare… Con i quali poi ho passato capodanni e vacanze nelle più belle città Italiane tipo Roma, Venezia, Milano e europee come Parigi, Barcellona, Mykonos, Ibiza e Amsterdam.

Libertà

Tempo di Università e primo lavoro. Ho studiato a Firenze, la culla del Rinascimento ma per me è stata più che altro la libertà, il sentirsi libero di andare e di fare quello che mi pareva senza che nessuno mi chiedesse qualcosa. Che bella sensazione… Il sentirsi libero e perso in mezzo a tutta gente che bada ai propri interessi e che ha meglio da fare che badare a te.

Il primo lavoro

From the movie Four rooms

Il primo lavoro part time per guadagnare due soldi come facchino in un bell’hotel sulle colline Fiorentine. Il lavoro che mi ha pagato di più fino al compimento dei trenta anni. Roba da matti! In Italia, per la mia esperienza, si guadagna di più a fare il facchino che a lavorare dopo avere ottenuto una laurea.

Fuori di casa


Photo by Erol Ahmed on Unsplash

Durante questo periodo ho anche iniziato a condividere un appartamento con tre ragazze a Firenze per essere più vicino all’università, per uscire la sera senza rischiare di perdere la patente tutte le volte e per sentire quella libertà che fino a quel momento, nel paese dove sono cresciuto, non avevo mai sentito. Una ricerca continua di libertà, di essere indipendente e di non dovere rendere conto a nessuno. Le tre ragazze con cui convivevo erano più grandi di me e mi hanno insegnato le regole della buona convivenza. Che poi si sono rese utili perché da allora ho girato tantissime case e avuto tanti, tantissimi coinquilini.

Studio & Svago


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L’università che bella, ci ho passato dei bei momenti e sono cresciuto, mi sono formato, in più ho conosciuto una persona che poi mi ha aiutato a finire l’università, motivandomi, e con la quale ho passato dei momenti felici. E vi posso dire che l’amicizia fra uomo e donna esiste, e come se esiste! Iniziai anche a praticare un nuovo sport in quel periodo, il pugilato, che mi è servito da antistress per gli esami ed i periodi più difficili all’università. Avevo anche una ragazza Inglese quindi passai qualche estate da lei in UK, fra l’altro io l’inglese non l’avevo mai parlato prima di conoscerla e lei non parlava l’italiano, ma ci intendevamo. Adesso non ricordo come esattamente, ma ci capivamo…

Erasmus

Foto fatta da me a Camden Town

Durante la magistrale o laurea specialistica, come si vuol chiamare, ho poi fatto l’Erasmus, una delle più belle esperienze fatte in vita mia. Un anno passato in una università inglese che è servito ad aprirmi la mente e conoscere gente di tutto il mondo. Ho studiato e migliorato l’inglese, sì, ma anche fatto tardi e bevuto troppo 😉 Là ho vissuto l’università 24 ore al giorno in quanto stavo nel campus, che figata! Tutte le attività si svolgevano in quella piccola città universitaria. Dormivo e mangiavo in un dormitorio con tutti gli altri studenti. All’interno del campus c’era anche la discoteca nella quale tutti i sabati sera facevano festa e un pub aperto tutte le sere con karaoke e altre attività. Poi c’erano le “societies”, cioè se eri interessato per esempio alla letteratura c’era un gruppo di persone che organizzava incontri per parlarne o per leggere le opere. Io facevo parte del gruppo di studenti internazionali, essendone uno, dove organizzavano viaggi in Inghilterra, Scozia e Galles. Partecipai a quasi tutti e devo dire che furono belli. Poi facevo parte del gruppo del Cinema, dove settimanalmente ci facevano vedere film a gratis nell’auditorium. Poi gli sport, c’erano tutti gli sport possibili e le attrezzature per farli.  Spesso facevamo partite di calcio.  Facevo anche parte del boxing club, questo era tutto organizzato da studenti e ci si divertiva la domenica pomeriggio a smaltire la sbronza del sabato sera a cazzotti. Tutto molto bello, tutta un’altra esperienza venendo da una università italiana dove l’università si vive in tutto altro modo.

Tempo di mettersi la giacca e la cravatta

From MEME Website

Finita l’università mi sono trovato un po’ perso a inviare curriculum a caso, devo dire che non avevo un’idea davvero di cosa fosse il mondo del lavoro o di cosa volessi fare. Manca davvero un legame fra l’università italiana e il reale mondo del lavoro. Comunque in poco tempo riuscii ad ottenere uno stage, pagato da schifo, dove non ho imparato quasi niente a parte l’importanza di portare una maschera molto spessa quando si va a lavorare. Fra la fine dello stage e il conseguente contratto a progetto (chiamato anche schiavitù legalizzata) con la stessa azienda me ne andai per un paio di mesi da una mia ex in America, in California. La prima volta fuori dall’Europa in America eh… Che dire… Bella S. Francisco, un po’ meno Los Angeles. Quante differenze fra i quartieri e fra gente ricca e povera. Mi sono anche ritrovato a sparare in un ranch con un fucile a pompa e una pistola a vecchi elettrodomestici, tutto apparentemente legale, e poi la gente si chiede come mai negli Stati Uniti i ragazzini sparino nelle scuole… Sono poi stato a New York, bella culturalmente parlando, un melting pot fantastico anche se la metro è davvero disgustosa.

Tempo di volare


Photo by Matthew Huang on Unsplash

Rientrato ho finito il mio contratto a progetto e ho deciso di andarmene dall’Italia per lavorare all’estero. Andai così a fare l’assistente di volo a Londra. Dopo un estenuante corso in Germania, una specie di militare in pratica con molto studio e test di ogni tipo, anche di nuoto, poco dormire e tutto ciò in una vecchia base militare USA del dopo guerra. Anche il lavoro era molto rigido trattandosi di aviazione e la sicurezza era davanti a tutto a parte alle vendite a bordo. Tanta gente conosciuta di tutta Europa, tanto divertimento tanto alcool e poco riposo. Turni massacranti, sonno sfasato e pasti saltati, la vita dell’assistente di volo era anche questo. Ho compreso che i peggiori viaggiatori sono gli inglesi che vanno in ferie nel sud della Spagna o nelle isole. Una volta sul volo per Ibiza c’era una tipa talmente ubriaca che mi toccava il culo quando passavo a fare il servizio, dovetti urlarle nel viso: «Shut up and sit down!» Alla fine del volo durante l’atterraggio, ignorando tutte le regole e i nostri ripetuti richiami via interfono, questa stava in piedi e ballava in barba ad ogni regola sulla sicurezza, chiamammo la polizia all’atterraggio e venne arrestata. Immagino che adesso molti di voi diranno che esagerati che sono stati. Bè, la cosa va pensata in un altro modo, quella oltre a mettere in pericolo la sua incolumità ha messo in pericolo anche l’incolumità delle persone che viaggiavano con lei, e ben l’è stata la denuncia, la multa ricevuta e il banno a vita a viaggiare con la compagnia per la quale lavoravo. Alcuni giorni liberi gli spesi a giro per l’Europa per i biglietti aerei ridotti, non gratis eh! Ridotti viaggiando come staff, ma che se l’aereo era pieno stavi a terra e prendevi il prossimo disponibile.

Home sweet home


Photo by Zach Reiner on Unsplash

Dopo poco più di un anno decisi di tornare in Italia, il cielo cupo di Londra mi aveva rattristato e comunque volevo dare una seconda chance al mio bel paese. Tornato in Italia senza lavoro e a casa dei miei e fu un po’ un trauma. La mancanza di libertà e il piccolo paese mi stavano stretti, anche se me ne resi conto solo dopo qualche mese che non riuscivo a trovare lavoro da nessuna parte. Decisi così nel frattempo di farmi un corso di spagnolo a Tenerife, dove sono stato qualche mese andando a scuola e parlando spagnolo con la gente del posto e altri turisti come me. Anche quella è stata un’esperienza molto bella e una vacanza da ricordare. Un’isola vulcanica che fa da host a molti pensionati e vacanzieri di tutta Europa. Una boccata d’aria…

L’infinita ricerca di un lavoro


Photo by Warren Wong on Unsplash

Il ritorno e la ricerca del lavoro, ancora, che esperienza traumatizzante cercare lavoro in Italia, quasi sei mesi ad inviare curriculum e fatto solo due colloqui dai quali fu scartato. Che ne sanno le generazioni più vecchie della carenza di lavoro? Niente ne sanno! Che ne sanno di come si trova un lavoro oggi? Niente! Che cosa ne sanno del fatto che anche se non è venti anni che lavori ma inizi solo adesso devono pagarti lo stesso un minimo che ti possa dare modo di vivere? Niente! Assolutamente un cazzo ne sanno! E allora lasciali parlare al vento, che è meglio.

Finalmente il lavoro tanto sperato LOL

by
Chaliya

Alla fine tramite una conoscenza riuscì ad entrare come venditore in una piccola azienda di zona mia. Viaggi per l’Italia in macchina con un collega divertente, con il quale mi sono fatto grosse risate e un boss rompi balle, anche se a me non importava molto, a metà dei sei mesi che poi erano di training, avevo già deciso dove sarei andato dopo. Quindi alla fine del contratto anche se mi proposero di rimanere gli dissi: «No grazie!» Quel lavoro mi servì per metter da parte due soldi per il viaggio che stavo per affrontare, che mi ha cambiato la vita.

Down under

Questa è la copia della statua e fontana del Porcellino di Pietro Tacca

Decisi di partire per Sydney, Australia, con lo working holiday visa, un visto che ti permette di stare in Australia per un anno, lavorare e viaggiare. Era l’ultimo treno, ero sulla soglia dell’età massima per usare quel visto. Arrivato qua, dopo poco trovai lavoro in un casino online, un lavoro figo, dove lavoro tutt’oggi e con il quale sono riuscito ad ottenere il visto lavorativo. All’inizio non è stato facile, la vita da emigrato non è mai facile, ma devo dire che è stato un viaggio molto intenso e anche divertente. Anche qua ho conosciuto gente variegata di paesi diversi, molti asiatici che qua sono molto più integrati che in Europa, o meglio, più integrati che da noi in Italia. Ho viaggiato in Australia e in Asia, sono stato in paesi come la Tailandia, Singapore, Il Giappone, Taiwan e Bali, per ora…

Come emigrare in Australia, clicca qua!

Spero che questa piccola storia vi faccia capire un po’ più di me. Rileggendola mi viene da pensare ad una trottola, non so se conoscete il detto “girare come una trottola”.


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